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Prima di mollare l’osso ha preso tante di quelle sberle da mandare a tappeto Mike Tyson dei tempi d’oro. Solo alla fine di 4 round sanguinosi ha gettato la spugna con una faccia gonfia come una mongolfiera. Ludovico Di Martino esce a pezzi dalla sua ultima magia in fatto di affidamenti. Il coordinatore dell’Ambito socio-sanitario C6, uomo di fiducia del già sindaco di Casaluce Rany Pagano, oggi assessore della giunta Tatone, esce a pezzi dall’ultimo tentato blitz in materia di appalti alle cooperative sociali. Una conferma di quanto va scrivendo ormai da tempo Campania Notizie: è avvolta nel velo di Maya di dubbi e sospetti grossi come palazzi la gestione griffata Pagano-Tatone dell’ente sovracomunale, composto anche Aversa, Carinaro, Cesa, Gricignano, Orta di Atella, Sant’Arpino, Succivo e Teverola. Nelle precedenti puntate della nostra inchiesta abbiamo squarciato solo una parte di quel velo. Lo strapperemo del tutto. Deve venire a galla la verità. E gli eventuali colpevoli devono essere travolti dalle onde della giustizia. Veniamo al “paliatone” subito da Di Martino. Il “guaio”, per non dire altro, scongiurato in extremis riguarda il Progetto Home Care Premium per triennio 2019-2021, scaduto lo scorso 31 dicembre. Il coordinatore devoto al “paganesimo” ha avviato la procedura per il nuovo bando per un importo di 518.360 euro. Nella determina Ludovico Di Martino scrive che la gestione del progetto sarà affidata “attraverso il mercato elettronico della pubblica amministrazione (Mepa) con la negoziazione con almeno dieci operatori economici scelti in Campania”.

A prima vista si potrebbe dire: che bravo! Si è rifatto all’articolo 36 comma c del Codice dei contratti pubblici. E no. È il contrario. Dovremmo dire: ma che ha combinato! L’articolo 36 comma c si riferisce ad affidamenti pari o superiori a 150mila euro e inferiori a 350mila euro. Il Progetto Home Care Premium ha un costo di 518.360 euro. E quindi? Semplice: avrebbe dovuto applicare l’articolo 36 comma c-bis del Codice degli appalti. Che contempla cifre e procedute molto diverse. L’affidamento deve essere di importo pari o superiore a 350mila euro e inferiore a un milione di euro. La procedura negoziata deve avvenire con almeno 15 operatori economici. E bisogna, tasto sul quale Campania Notizie batte da mesi, rispettare “il criterio di rotazione degli inviti individuata sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici”. Con visure e atti amministrativi alla mano emerge una realtà molto lontana dal rispetto delle normative vigenti. Su sei progetti di cui ci siamo occupati tutti e sei (di circa 1,5 milioni di euro) sono stati vinti come Capogruppo o in Ati dalla Gioia di Vivere, cooperativa di Mario Iovene e Andrea Caiazzo. Il primo è il nipote di Rany Pagano. Il secondo è il nipote di Nicola Marino, consigliere comunale di maggioranza.

Dagli sviluppi della nostra inchiesta non ci meraviglia più nulla. Nel caso dell’Home Care Premium Di Martino è stato addirittura in grado di “camuffare” a suo piacimento il codice dei contratti pubblici. Nemmeno il mago Silvan avrebbe fatto meglio. Forse solo Houdini, il più grande illusionista della storia, lo potrebbe superare. Come dicevamo prima il compimento del fattaccio è stato evitato all’ultimo respiro. Ricostruiamo la vicenda. La Acsom Cooperativa Sociale, ditta di Casoria, incarica l’avvocato Luca Tozzi per contestare la legittimità dell’avvio di procedura di gara. Nel preavviso di ricorso, protocollato il 3 dicembre 2019, il legale ammonisce Di Martino per una serie di irregolarità. Prima contestazione. La coop da lui rappresentata non è stata invitata tramite Mepa. Seconda. L’iter procedurale non poteva essere attuato dal Comune di Casaluce in quanto dal 28 ottobre del 2019 l’ente che guida l’Ambito C6 è Aversa. Terza. Con tanto di supporto normativo l’avvocato Tozzi fa presente che di fatto il coordinatore ha individuato gli operatori con “un bando filtrato a monte con inviti diretti”. In effetti nella determina di avvio di procedura di gara non è specificato né in base a quali parametri sono state scelte le coop né si è fatto riferimento ad alcun criterio di rotazione. Il legale, in sostanza, fa capire che la determina propedeutica alla gara è basata su criteri arbitrari e soggettivi. Il “destino” del progetto era nelle mani di Di Martino. Al preavviso di ricorso Di Martino ribatte il 21 gennaio scorso, decorsi quindi i 30 giorni perentori impedendo di fatto alla ditta di presentare ricorso.

Tra le varie amenità che scrive il fedelissimo dell’assessore Pagano è che ha seguito una procedura di gara con formula aperta. Per mettere una toppa, che è peggio del buco, Di Martino mette per iscritto che si tratta di un errore materiale aver riportato nella determina la definizione di “procedura negoziata”. Pietosamente alle corde Di Martino ammette inoltre, citiamo testualmente, che “condivide le perplessità dell’avvocato sulla competenza alla gestione del nuovo servizio Progetto Home Care Premium per triennio 2019-2021”. Glielo doveva dire il legale di una coop? E lui che ci sta a fare? Che coordina? Forse obbidisce agli ordini? Nella stessa risposta Di Martino preannuncia la sospensione, senza produrre alcun atto, della procedura fino ai chiarimenti sulla competenza di Casaluce o Aversa. Il 23 gennaio l’avvocato Tozzi mette a segno il colpo del ko. Fa presente che seppure fosse vero che “trattasi di errore materiale la procedura aperta è inficiata a monte perché sulla piattaforma Mepa non risultava alcuna gara”. Non a caso gli operatori potevano partecipare solo su invito. Anche i polli sanno che alle gare aperte non si viene invitati. Delle due l’una: o Di Martino è in malafede (e ne risponderà in tutte le sedi) o è un incompetente (e dovrebbe dimettersi da coordinatore). Giustamente di fronte a un guazzabuglio tecnico-amministrativo pieno zeppo di illegittimità il legale dell’Acsom Cooperativa Sociale non ritiene sufficiente la sospensione della determina e chiede l’annullamento e la revoca in autotutela dell’atto altrimenti la coop agirà in tutte le sedi per far rispettare la legalità. Come un pugile suonato Ludovico Di Martino si fa sotto dalla paura. E con determina del 27 gennaio, 4 giorni dopo, annulla e revoca la determina. Ora tutto il fascicolo è ad Aversa.

Alla luce della melma che sta esondando dal mare magnum dell’Ambito C6 sarebbe opportuno non esibire le foto di Falcone e Borsellino e di non citare magistrati come Gratteri. La storia di personaggi di questa levatura, i primi due morti per servire lo Stato, il terzo impegnato ogni giorno sul fronte antimafia, non possono essere infangati da politicanti corrotti e da amministratori locali di quart’ordine. È inconcepibile. Si sappia, noi non lo consentiremo più. In passato l’hanno permesso giornilisti/e compiacenti. E i politici corrotti ne hanno tratto enormi benefici. La pacchia è finita. Andate in pace.

Mario De Michele

(continua…)

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