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“Vogliamo che venga rispettato il nostro diritto alla vita”. Questo è quanto hanno chiesto i reclusi nel carcere di Secondigliano. Un appello accorato indirizzato a Papa Francesco, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a presidente del Consiglio Giuseppe Conte e anche al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Nella missiva i detenuti espongono tutte la loro preoccupazione per il rischio di contagio da Coronavirus e chiedono misure urgenti per evitare un possibile disastro negli istituti di pena. “Siamo stati tranquilli - scrivono i detenuti - nel momento in cui ci sono stati sospesi i colloqui, non perché eravamo sconvolti, anzi, ma perché abbiamo compreso fin da subito l’alto rischio di contagio a cui saremmo andati incontro, se avessimo avuto dei contatti fisici con uno dei nostri familiari. Però man mano che abbiamo metabolizzato questa crisi epidemiologica, adesso iniziamo ad avere le nostre paure e i nostri infiniti dubbi”. Non chiedono indulti e amnistie ma misure che possano garantire la sicurezza della loro salute, perché in alcuni istituti già si sono verificati casi tra i carcerati e siccome nelle celle è praticamente impossibile rispettare la distanza minima di un metro, il contagio si diffonderebbe sfuggendo a qualsiasi controllo. Soprattutto per l’annoso problema del sovraffollamento delle carceri italiane, che ospitano molti più detenuti di quanti potrebbero contenerne. “C’è bisogno di ridurre il numero dei detenuti nei nostri penitenziari, che supera di gran lunga la reale capienza, anche se purtroppo a popolare le carceri c’è anche un elevato numero di detenuti in attesa di essere giudicati. E magari, dopo anni, considerata la lentezza processuale italiana (a tutti nota) dovuta alla considerevole mole di lavoro, vi sarà magari per questi ultimi una sentenza di assoluzione, e intanto oggi rischiano addirittura la morte”. Così continua la lettera e prosegue con la richiesta alle istituzioni: “Chiediamo, a tutti voi, a chi ne è di competenza, il coraggio di deliberare una decisione seria e radicale, anteponendo il nostro diritto alla vita a qualsivoglia pregiudizio o inutili lotte tra partiti! Per concludere facciamo riferimento alle parole del presidente De Luca: “L’epidemia al sud sta per esplodere in maniera drammatica, i prossimi giorni da noi sarà un inferno! Siamo alla vigilia di un’espansione gravissima del contagio”…e quindi ci chiediamo: noi che fine faremo?”. La richiesta di aiuto dei detenuti si conclude con l’invito a non dimenticare chi per un motivo o per un altro si trova rinchiuso in un penitenziario: “Vi chiediamo accoratamente di non essere dimenticati, per noi questo virus significa morte sicura. Speriamo che qualcuno ci ascolti e prenda in mano al più presto questa nostra grave e triste realtà”.

Luigi Viglione

LA LETTERA DEI DETENUTI ALLE ISTITUZIONI





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