La vicenda giudiziaria non è ancora conclusa in quanto la prossima udienza è fissata per il 5 febbraio, ma la posizione di 12 dei 27 indagati (Francesco Corbello, Alessandro Gelormini, Nicola D’Abundo, Antonio Savino, Massimo Matera, Francesco Matacena, Francesco Palmieri, Luca Perrella, Maurizio Maiello, Giuliana Acampa, Patrizia Fisichella, Francesco Taglialatela), difesi dagli avvocati Raffaele Costanzo, Italo Benigni, Giuseppe Saccone, Luigi De Vita, Andrea Abbagnano Trione, Giampiero Pirolo, Vincenzo Comi ed Alfonso Laudonia, coinvolti nell’inchiesta che vede come figura centrale il giudice fallimentare del Tribunale di Napoli Nord e di Santa Maria Capua Vetere, Enrico Caria, subisce un clamoroso ribaltamento. Infatti per questi la Procura di Roma ha richiesto l’archiviazione mentre si aggrava la posizione del giudice Caria per il quale è stato disposto il rinvio a giudizio. Risale a giusto un anno fa l’arresto del magistrato con l’accusa di corruzione: l’ipotesi di reato era quella di aver nominato una serie di figure professionali, tra cui anche la moglie che svolge l’attività di avvocato, nei procedimenti fallimentari in cambio di varie regalie o somme di denaro. Da lì scattarono i domiciliari per Caria e avviato le indagini per reati contro la pubblica amministrazione sui vari casi trattati dal giudice ed i professionisti a lui strettamente legati. I casi presi in esame sono molteplici.

A partire dal fallimento della Oromare di Marcianise, nella quale ha figurato come curatore fallimentare Francesco Corbello, segnalato da Caria come asseveratore nella procedura di concordato preventivo, dapprima scaricatosi della faccenda per aver richiesto un compenso troppo esoso e poi rientrato dopo le dimissioni dell’intero Cda della Oromare. Altra figura comparsa, secondo l’accusa, in modo illecito nella procedura fallimentare della ditta Leghe Leggere Spa, è Francesco Palmieri, anche lui come curatore, nominato dall’avvocato Luca Pisani che a sua volta avrebbe fornito utilità a Caria e la moglie per aver ricevuto vari incarichi in altre procedure. Poi c’è l’avvocato Maurizio Aiello, legato a Caria da una stretta amicizia, finito nell’inchiesta per il suo incarico come legale della curatela nel fallimento della società Eldo Italia. Ancora c’è Massimo Matera, anche lui amico stretto del giudice Caria, che ha ricoperto, tra i tanti, l’incarico di commissario giudiziale nel concordato preventivo del Parco Commerciale ‘I Pini’ Srl prima e poi come curatore fallimentare. Le indagini sono scattate anche per l’avvocato Luca Perrella, intercettato anche nell’inchiesta che vede coinvolto il potente commercialista napoletano Alessandro Gelormini accusato di svuotare i patrimoni delle ditte prima che queste fallissero, per l’incarico di legale ricoperto nella procedura di concordato preventivo della CE DI SISA Centro Sud. La lista dei nomi continua con Francesco Tagliatela, che oltre a degli incarichi ottenuti da Caria ha partecipato alla ristrutturazione di un appartamento per il quale ha fornito la sua prestazione a titolo amicale. Chiudono il cerchio Antonio Savino e Francesco Matacena come curatori della Work Company Srl. Nelle citate vicende prese in esame dalla Polizia Giudiziaria, con relative intercettazioni ambientali e telefoniche, non sono emersi particolari elementi di colpevolezza che potessero configurare i reati contro la pubblica amministrazione per i quali si sta tuttora procedendo. Non resta che aspettare la prossima udienza del 5 febbraio per sapere se le posizioni verranno definitivamente stralciate o emergeranno nuovi dettagli.

Luigi Viglione





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