Quando si parla di indennità di carica degli amministratori locali Sant’Arpino è un Comune maledetto. Campania Notizie ha già sviscerato ampiamente la deplorevole vicenda con protagonista l’allora assessore Mimmo Iovinella, di recente passato all’opposizione perché anche grazie a noi ha perso (giustamente) il posto in giunta. Abbiamo smascherato il falso caso montato ad arte contro Salvatore Lettera. Bene ha fatto il sindaco Giuseppe Dell’Aversana a distinguere la posizione completamente diversa tra i due. Oggi scoperchiamo un altro pentolone con dentro un miscuglio di ingredienti strani. Stavolta l’attore principale è Eugenio Di Santo. Di tutti e tre la situazione dell’ex primo cittadino è quella più intricata ma al tempo stesso la più misteriosa e ricca di retroscena tutti da svelare. Ricostruiamo il puzzle. È il 13 maggio 2012. Di Santo è sindaco di Sant’Arpino. L’Equitalia invia al comune una richiesta ufficiale per sapere se il primo cittadino è creditore dell’Ente locale. In altre parole si chiede se percepisce l’indennità di carica. Nella missiva si precisa, come prevede la legge, che in caso di mancata risposta entro 60 giorni si applica una sanzione che va da 2.000 a 20.000 euro (leggi la richiesta alla fine dell’articolo).

Perché l’Equitalia si informa sul sindaco dell’epoca? Facile intuirlo. Perché aveva un debito con l’agenzia (si dice per svariate decine di migliaia di euro). E quindi è desumibile che la società di riscossione volesse avviare l’iter per il pignoramento dell’indennità di carica di Di Santo. Il 23 maggio dello stesso anno la missiva viene smistata al primo cittadino tramite posta interna. Ma non succede nulla. Come mai? In malafede potremmo dire che tutto è stato insabbiato. Ci limitiamo a dire che è un mistero. Trascorre la bellezza di un anno. L’opposizione nel 2013 fa tirare fuori le carte polverose dai cassetti. E come per miracolo gli uffici si attivano. Spulciando tra i documenti (egregio consigliere Maria Rosaria Coppola noi sappiamo leggere, lei?) scopriamo che mentre a Di Santo la richiesta dell’Equitalia è stata inviata dal protocollo interno il 23 maggio 2012 al settore Affari Generali e a quello Ragioneria viene smistata il 30 luglio del 2013. Altro mistero. Chi è l’allora responsabile degli Affari Generali? Ovviamente Salvatore Compagnone, zio della Coppola, anche lei novella esponente della minoranza. E finalmente dopo quasi un anno e mezzo il Comune di Sant’Arpino si “degna” di rispondere all’Equitalia (leggi la risposta in calce all’articolo).

Leggendo la comunicazione dell’Ente (esimia Coppola noi sappiamo leggere) abbiamo notato che qualcosa non quadrava. Il responsabile dei Servizi Finanziari richiama la delibera di giunta n.86 del 28 giugno 2013 ad oggetto: “Rinuncia indennità sindaco e assessori”. Ma a noi risulta, attendiamo conferma o smentita, che l’allora sindaco Di Santo non rinunciò all’indennità di carica. In quel caso la somma di 1.756 euro mensili prevista per lo stipendio del primo cittadino sarebbe dovuta essere appostata su un capitolo del Bilancio comunale. A noi consta che Di Santo optò per devolvere l’indennità di carica all’associazione Padre Pasquale Ziello. Tutt’altra cosa rispetto alla rinuncia. La risposta del Comune alla società di riscossione è viziata da una falsa attestazione? Ancora un mistero. Peraltro come già detto lo stipendio di Di Santo finiva nelle casse del sodalizio Padre Ziello presieduto dal portaborse-fedelissimo Antonio Lupoli (nella foto). Non il massimo in fatto di trasparenza. Ma c’è di più. Se grazie alla complicità degli uffici l’indennità di carica del primo cittadino dell’epoca non fu pignorata in sostanza Di Santo devolveva soldi non suoi. Sarebbero dovuti andare al Fisco. Un po’ come l’ex assessore Iovinella. Dopo il pignoramento del suo stipendio protocollò una tragicomica lettera in cui rinunciava all’indennità di carica. Cioè rinunciò a soldi che non erano più suoi in quanto pignorati. Direbbe Leopardi: “Non so se il riso o la pietà prevale”.

Mario De Michele

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