Camorristi, politici, affaristi, tecnici. Sono i quattro punti cardinali del “Sistema Brancaccio”. Un quadrilatero che ha prodotto un disastro per i cittadini e vagonate di soldi sporchi per i colletti bianchi e i clan. Quattro facce della stessa medaglia criminosa. Un intreccio che ad Orta di Atella ha fatto spuntare come funghi decine di palazzi molti dei quali abusivi. Condomini di dieci piani sorti su zone industriali e alberghiere. Al posto di fabbriche appartamenti. Al posto di un sano sviluppo economico affari illeciti. Cascate di denaro finito nelle casse della criminalità organizzata e nelle tasche di insaziabili amministratori locali, tecnici affamati e imprenditori senza scrupoli. Un mix esplosivo che ha distrutto il territorio. E rovinato centinaia di famiglie che con i risparmi di una vita hanno acquistato abitazioni poi sequestrate dalla magistrature e che in qualche caso saranno abbattute o acquisite al patrimonio comunale. Troppo semplicistico, oltre che ingiusto, pulirsi la coscienza scaricando tutte le colpe sulle spalle di un solo uomo, seppur dalla mente criminale. Il principale artefice della devastazione è sicuramente Angelo Brancaccio. Ma se l’ex sindaco ortese meriterebbe 5 ergastoli i furbetti del quartierino che si nutrivano nella sua mangiatoia dovrebbero essere condannati chi a 4 ergastoli, chi a 3, chi a 2, chi a 1, chi a 50 anni di carcere e via via così in base alle rispettive responsabilità penali.

L’origine di tutti i mali ruota attorno a tre date: 1998-2001-2005. Nel ’98 il consiglio comunale approva il Piano regolatore. Pietra miliare del boom edilizio. Nel 2001 viene varata la prima variante che dà il via libera al sacco della città. Il colpo di grazia al territorio viene assestato con la seconda variante al Prg, quella del 2005. Nel 1998 Brancaccio era un giovane sindaco. I vecchi lupi della politica tra cui Giggino Ziello “a’ purpettella” e Nicola Arena, entrambi ex primi cittadini, non gli facevano toccare palla. Tanto meno i soldi. Poi Brancaccio è diventato Padre Pio. E le sue manie di onnipotenza lo hanno indotto fare di tutto e di più. Danni a non finire. Ma non era solo. Alla nascita di “Orta 2” hanno contribuito con ruoli di primissimo piano tutti quegli amministratori che venerano il grande capo. Ancora più preminente e devastante è stata la parte recitata dai componenti del “partito dei tecnici”.

Un esempio su tutti, che approfondirò nei prossimi giorni facendo come sempre nomi e cognomi, riguarda il Parco Oliteama, sorto nella zona Laghetto, area destinata agli insediamenti produttivi. Siamo nel 2006. Sindaco Salvatore Del Prete “Monsignore”. In via Fausto Coppi vengono costruite 40 villette e una quarantina di appartamenti. Il firmatario del progetto è il geometra Elpidio Pennacchio, tecnico di fiducia di Salvatore Del Prete “Soldinus Magò”, all’epoca dei fatti assessore ai Lavori pubblici (sarebbe stato molto meglio affidare la scuola dell’infanzia a Erode). Gli immobiliaristi sono il trio Setola-Diana-Ciccarelli. La licenzia edilizia fu concessa dal geometra Nicola Iovinella “un saluto e un sorriso”, allora caposettore dell’area Urbanistica del Comune. Da quanto ci risulta, ma stiamo ancora indagando per sputtanare amministratori e tecnici corrotti, due colletti bianchi si divisero una torta dal valore di 300mila euro. Addirittura un amministratore comunale dell’epoca, uomo ombra di Brancaccio, avrebbe fornito ampie garanzie al trio Setola-Diana-Ciccarelli sulla buona riuscita dell’operazione. Ma c’è di più. E qui davvero la realtà supera la fantasia. Quando nel 2008 i lavori furono bloccati dalla magistratura che con estremo ritardo scoperchiò una parte del pentolone degli affari milionari, fu lo stesso amministratore locale fedelissimo di Brancaccio ad accompagnare di persona i tre costruttori dall’avvocato Abbamonte di Napoli. L’apprezzato amministrativista a quei tempi era assessore regionale. Camorristi, politici, affaristi, tecnici. Questo è il “Sistema Brancaccio”. Un mostro famelico con tantissime teste. E non è giusto che sia decapitata solo quella dell’ex sindaco di Orta.

Mario De Michele

P.S. La ferma, compatta e sincera presa di posizione a mio sostegno da parte del sindaco Andrea Villano e dell'intera coalizione da lui guidata rappresenta secondo il mio parere un segnale forte e chiaro di discontinuità rispetto a quando (tempi bui) si metteva la testa sotto la sabbia. Rivolgo un grazie sincero a Villano e alle liste che lo sostengono. Ringrazio, mi sarà consentito, in particolare il sindaco per aver deciso di conferirmi la cittadinanza onoraria di Orta di Atella (che non merito affatto). È una scelta che mi riempie di gioia. Ma ho il dovere di rimarcare, ed è la pura verità, che sono io ad essere onorato di diventare cittadino di un comune che è composto per la stragrande maggioranza di persone perbene, pulite e trasparenti. Per me sarà un vero onore diventare concittadino degli ortesi. Un privilegio che, ripeto, non merito. Grazie di cuore a tutti.

P.S. Bis Non appena ha appreso la notizia, il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli ha immediatamente manifestato la sua volontà di partecipare alla manifestazione di conferimento della cittadinanza onoraria, assieme ai vertici nazionale della Federazione della stampa e del sindacato, per manifestarmi ancora una volta la sua vicinanza e per ringraziare di persona il sindaco e i consiglieri comunali per il provvedimento assunto anche a tutela della libertà di informazione in un territorio difficile come quello della nostra regione.

 

 





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