Quando un super boss del calibro di Michele Zagaria prende la parola in aula non lo fa mai per dire cose scontate. Spesso è l’occasione per lanciare messaggio, forti e chiari, ai suoi o ai nemici. L’ultimo intervento pubblico del capo dei Casalesi è stato trasmesso in videoconferenza nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere durante il processo che lo vede imputato insieme a Fortunato Zagaria (sono solo omonimi), ex sindaco di Casapesenna. Il reato contestato in questo processo è la violenza privata con l’aggravante mafiosa commessa ai danni di un altro ex primo cittadino di Casapesenna, Giovanni Zara, per anni vice-sindaco proprio di Fortunato Zagaria. Inquietanti e dal sapore della minaccia, seppur velata, le parole del boss. “Se avessi mosso tutto a Casapesenna, se avessi avuto tutto questo potere - ha dichiarato in aula - avrei evitato che venisse demolita la casa di mio fratello, e che fosse confiscata l’abitazione di mia sorella. A Casapesenna sono io l’unica vittima di tutto il sistema». Genera apprensione e fa suonare il campanello d’allarme il riferimento di Zagaria agli immobili dei suoi parenti stretti, uno divenuto un bene pubblico e l’altro, la casa paterna, abbattuto dopo un’ordinanza del sindaco Marcello De Rosa, provvedimento mai adottato dalle amministrazioni comunali precedenti. E proprio all’attuale primo cittadino di Casepesenna, sotto scorta per aver fatto arrestare 8 estorsioni dei Casalesi, sono molto probabilmente rivolte le minacce, velate ma non tanto, del super boss. L’ordinanza del sindaco De Rosa sicuramente non è andata giù a Zagaria. E lui lo ha rimarcato, con il linguaggio da decifrare dei capi clan, durante il processo. In aula presente anche il pm della Dda di Napoli Maurizio Giordano. Michele Zagaria, pochi giorni fa, mentre era collegato dal carcere milanese di Opera, dove è recluso al 41bis, con il tribunale di Napoli per un processo per omicidio, si rese protagonista di un’eclatante protesta contro la serie tv «Sotto copertura - La cattura di Zagaria», ispirata alla sua cattura, in cui a suo dire erano state narrate cose non vere; l’ex boss prese il filo del telefono e fece finta di strangolarsi, simulando il suicidio, ma fu fermato dagli agenti della penitenziaria presenti.

Mario De Michele

 





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