La crisi che pesa anche sul mercato pubblicitario non spinge Mediaset al disimpegno: anzi, l'azienda di Cologno Monzese "nel 2012 investirà nei puri contenuti 2 miliardi di euro, di cui 1,5 miliardi tutti in Italia". A garantirlo è il vicepresidente Pier Silvio Berlusconi, che ieri sera ha presentato i palinsesti autunnali ai giornalisti.

"Non ci facciamo influenzare dai conti del singolo trimestre o dai saliscendi in Borsa, convinti che guardare avanti sia la strada giusta. Siamo impegnati sul fronte dell'efficienza - ha detto ancora Pier Silvio Berlusconi, ricordando che è in atto il piano di tagli che porterà a risparmi da 250 milioni annui entro il 2014 - ma senza toccare la qualità della nostra offerta editoriale". Un percorso a suo giudizio obbligato: "La situazione è durissima per tutti, ma noi imprenditori, noi editori sappiamo bene che, al di là delle decisioni che prenderanno il governo e l'Europa, dobbiamo fare la nostra parte: è proprio nei momenti di crisi che fare impresa vuol dire continuare a investire, crederci e continuare ad avere fiducia. E a Mediaset la fiducia c'é". In questo contesto il figlio dell'ex premier teme "ugualmente l'astio" nei confronti del padre, "ma - ha sottolineato - mi auguro che vada a diminuire e anche quella sorta di pregiudizio verso ciò che Mediaset fa". Tanto più in un quadro di "crisi pesante": "Ci siamo visti qui a inizi luglio anno scorso, quello che ho visto poi succedere da settembre in poi sul mercato solo un mese prima non me lo sarei mai aspettato". "Di fronte a un calo del mercato pubblicitario mai visto prima - ha aggiunto - sarebbe stato lecito disinvestire. E invece abbiamo deciso di essere ottimisti". L'Italia, ha ammesso, "é il Paese visto peggio, la pubblicità è il primo comparto a scendere pur essendo per fortuna il primo a risalire quando il vento cambia, la tv è vista erroneamente come mezzo a rischio: ma i valori di Borsa non vanno nemmeno guardati in questo momento: chi specula fa un mestiere, ma chi fa l'imprenditore e porta avanti un'azienda solida ne fa un altro".

 





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