Le manganellate dei tutori dell’ordine sui manifestanti non rappresentano una novità. Botte agli operai, botte agli studenti, botte ai disoccupati, botte agli ambientalisti per difendere l’ordine costituito rappresentano una costante della storia recente e meno recente dell’Italia. E così accade, ancora una volta, che con la sinistra al potere i margini delle contestazioni di piazza si restringano. Accadde nel 2001 al Global Forum di Napoli, si ripete oggi che al governo c’è Matteo Renzi, seppur con Angelino Alfano al ministero dell’Interno e Berlusconi, formalmente all’opposizione, principale azionista delle riforme. Oggi a Roma, con la carica agli operai dell’acciaieria di Terni, in lotta per difendere il futuro dello stabilimento da cui dipendente un’intera città, c’è stato un ulteriore salto di qualità delle politiche repressive, alle  quali da qualche giorno si accompagna la propaganda renziana. Tanti strilloni del premier impegnati a delegittimare tutto l’orizzonte sindacale ma soprattutto la Cgil di Susanna Camusso, che sabato scorso ha portato un milione di persone in Piazza San Giovanni. Dove non si possono dare risposte, per l’assenza di una politica industriale credibile, si stringono le maglie del confronto e ci si lascia difendere dal manganello.

ag

 

 





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