Cibo scaduto nei piatto di bambini di 3, al massimo 4 anni. Accade alla scuola materna “Aldo Moro” di Afragola, comune già terra di stese e di proclami di liberalizzazione da ogni male da parte del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Non che ci siano paragoni è chiaro, ma l’idea che bimbi così piccoli siano esposti ai rischi di cibo avariato da mesi, è grave, fuori da ogni dubbio. Ad accorgersi che le buste di cibo preconfezionate, nello specifico fesa di tacchino, portassero come data di scadenza lo scorso 8 gennaio, ossia più di un mese fa e come data di confezionamento il 10 ottobre del 2018, sono state le stesse maestre che hanno subito allertato la dirigente scolastica, la Dr.ssa Rosalba Sorrentino, che a sua volta ha inviato subito una PEC al comune afragolese, guidato dallo scorso giugno da Claudio Grillo, in forza al Centro destra. Da qui l’incontro-lampo oggi con l’assessore competente Cristina Acri, che a sua volta ha inviato, tramite gli uffici competenti, una mail PEC di contestazione all’ATI che si occupa del fornitura del servizio per ben quattro scuole, ossia la Capital-Vegezio, dalla quale ora si attendono le controrepliche. Nel novembre scorso alla scuola  (ovvero la Marconi) ma restando naturalmente nello stesso Comune di Afragola, si scopre che la stessa ATI era già stata protagonista di un altro episodio altrettanto assurdo: blatte nei piatti. Anche allora ci fu la segnalazione della scuola al Comune di Afragola e da questi all’ASL che però, secondo quanto racconta sempre la Acri, non ritenne necessaria la sospensione del servizio. Il Comune in quella occasione sanzionò l’ATI. Ora la stessa amministrazione promette di essere pronta a interrompere il servizio, nelle more del parere dell’ASL. Per adesso però, non bastano i cibi scaduti e neppure le blatte a fermare i pericoli nascosti nella refezione. È chiaro e va ribadito, che ora la palla passa proprio all’ATI Capital-Vegezio che dovrà dare le sue giustificazioni in merito. Intanto le mamme sono sul piede di guerra, come è lecito aspettarsi e a ben guardare, come se tutto quanto sopra descritto non bastasse, agli occhi più attenti non sfugge un particolare, ovvero la quantità di sale contenuto nella busta di fesa di tacchino da 76 grammi data ai bimbi di tre e quattro anni, ossia 1,36, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda per un adulto di non introdurre più di 2 grammi di sodio con la dieta giornaliera.

 





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