Sono passati più di 10 giorni dal decesso di Anna Siena ma ancora non è stata effettuata l’autopsia sul corpo. Aveva 36 anni, piegata da improvvisi dolori all’addome e alla schiena: il 15 gennaio prende un taxi e con sua madre e raggiunge il Vecchio Pellegrini, l’ospedale vicino casa. Qui, dopo poche ore, viene dimessa con la prescrizione di un semplice analgesico senza praticare alcuna indagine diagnostica strumentale. La diagnosi di uscita formulata dai sanitari di turno in un primo tempo rimanda a una colica renale poi i tramuta in lombosciatalgia. La donna va a casa. Ma dopo giorni tormentati e notti insonni all’alba di venerdì 18 gennaio torna in ospedale. È in fin di vita, la pressione arteriosa è scesa a 40 di massima. Ancora poche ore di inutili tentativi di cure in rianimazione e il suo cuore smette di battere. A chiamare i carabinieri per fare luce sulle cause della morte sono proprio alcuni sanitari della rianimazione. Da allora sono trascorsi ben 10 giorni. E la povera Anna non ha ancora avuto una degna sepoltura. Non possiamo che essere vicini allo strazio dei suoi familiari.





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