La Corea del Nord ha annunciato la riapertura del reattore nell'impianto di Yongbyon, potenzialmente in grado di fornire al Paese il materiale fissile per realizzare l'atomica. E' il suo piu' plateale rifiuto delle sanzioni Onu dopo giorni di ripetute, crescenti minacce; e' la testimonianza che il nuovo, giovane leader Kim Jong-un vuole portare avanti il suo programma nucleare nonostante l'irritazione dell'unico potente alleato, la Cina (che ha parlato di "rammarico"); ed e' soprattutto un notevole balzo in avanti rispetto alla retorica bellicista dei giorni scorsi.

L'annuncio e' l'ultima provocazione di un'escalation che ha gia' spinto Washington a spedire i caccia F-22 invisibili ai radar a Seul e a spostare un cacciatorpediniere di fronte alle coste della penisola coreana. E oggi e' sceso in campo il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, per dichiarare che la sfida "si e' spinta troppo oltre", che "le minacce nucleari non sono un gioco" e che "le cose devono cominciare a calmarsi". Ma Ban Ki-moon ha anche ribadito che "l'unico modo per risolvere le dispute e' il negoziato. Il regime di Kim Jong-un ha annunciato che mettera' in moto "quanto prima" il suo reattore di 5 megawatts chiuso nel 2007, anche se gli esperti escludono la possibilita' che riparta a breve. Pyongyang ha spiegato che la misura fa parte degli sforzi per risolvere l'endemica carenza di energia elettrica nel Paese, ma che punta anche a rafforzare gli armamenti nucleari "tanto in qualita' che in qualita'. Pyongyang chiuse il reattore di Yongbyon nell'ambito dell'accordo diplomatico siglato dal regime in cambio di aiuti e un anno piu' tardi distrusse la torre di raffreddamento. Secondo gli esperti, ci vorranno sei mesi per riportare il reattore a funzionare dopodiche', a pieno regime, sara' in grado ogni anno di produrre plutonio arricchito sufficiente a una bomba, un percorso collaudato che consente di acquisire piu' materiale fissile che un programma di arricchimento dell'uranio. A margine del reattore, un'altra installazione chiave del complesso nucleare di Yongbyon, l'impianto di arricchimento dell'uranio che il regime mostro' apertamente nel 2010 all'esperto statunitense, Siegfrid Hecker e dove rimangono operative circa 2mila centrifughe. Le centrifughe - "piu' sofisticate di quelle dell'Iran", valuto' all'epoca l'esperto - probabilmente producono uranio a basso arricchimento, che Pyongyang sostiene di destinare alla produzione di energia per uso civile. Impossibile verificare se l'impianto sia davvero collegato all'antiquata rete elettrica del Paese, ne' esistono prove che Pyongyang sia in grado di fabbricare bombe nucleari con l'uranio, la cui applicazione richiede una tecnologia molto piu' avanzata che nel caso del plutonio.

 





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