Se l'obiettivo del balletto di annunci e smentite sull'inizio dell'operazione di sgombero dei manifestanti accampati in due piazze del Cairo e' quello di ottenere il logoramento dei dimostranti pro-Morsi la strategia sembra avere effetti opposti. I 'ribelli' sono infatti tornati oggi nelle strade, di fatto assediando la sede della Corte Costituzionale, poco dopo l'annuncio delle autorita' giudiziarie sul prolungamento della detenzione del deposto presidente Mohamed Morsi. Restera' agli arresti per almeno altri 15 giorni.

''Se i dimostranti non faranno ricorso alla violenza speriamo di poter risolvere la situazione senza vittime significative'', ha detto il ministro degli Esteri, Nabil Fahmi, spiegando che il governo non vuole un bagno di sangue ma che ''non si puo' andare avanti all'infinito cosi''' e che occorre ''ripristinare l'ordine e la sicurezza''. ''La porta resta aperta al dialogo, vogliamo includere i Fratelli musulmani e gli altri nel percorso di riconciliazione previsto dalla road map. Ma loro non vogliono'', ha detto Fahmi. I turisti sul Mar Rosso, tra i quali almeno 14.000 italiani, non corrono rischi ha detto il ministro, ma occorre ''accrescere il senso di sicurezza'', che costa alle casse dello Stato egiziano diversi miliardi di dollari in mancati flussi turistici. ''Ripristineremo l'ordine e rilanceremo l'economia, Stati Uniti e Ue abbiano fiducia nel nuovo governo'', ha esortato il ministro. Intanto, nel Nord del Sinai, teatro della campagna militare egiziana, gruppi estremisti islamici hanno fatto appello alla jihad, dopo i raid dei giorni scorsi contro postazioni di ''terroristi'' da parte dell'aviazione egiziana, che la propaganda dei mujaheddin continua a indicare ''opera di un drone israeliano''. Al Cairo i manifestanti si preparano alla 'battaglia': i pro-Morsi armati di bastoni presidiano sempre piu' numerosi gli accessi alle piazze. Hanno fatto appello ai militari a non attaccare, ma hanno anche chiesto di manifestare venerdi' davanti al palazzo presidenziale di Heliopolis e soprattutto a Tahrir, enclave degli anti-Morsi. A Tahrir, i giovani chiudono a singhiozzo le strade, come a voler sottolineare la loro presenza. Per ora bastano le urla di un anziano taxista a fargli rimuovere il blocco. Con un gesto di fermezza, il governo provvisorio ha girato la vite della politica, con il prolungamento degli arresti per Morsi - la sua liberazione e' stata chiesta dalle cancellerie europee ed e' stata sul tavolo della mediazione - e la destituzione di 20 governatori su 27. Decisioni che segnano forse una definitiva battuta d'arresto per una possibile apertura del dialogo. Nei fatti, e' iniziato il conto alla rovescia per gli sgomberi, l'operazione e' partita da almeno 24 ore, con il rafforzamento delle misure di sicurezza, e un lento, quasi impercettibile ma inarrestabile accerchiamento delle aree della protesta pro-Morsi. E a Tahrir, al tramonto, i giovani scandiscono il grido ''e' ora di farla finita''.

 





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