All'indomani dei sanguinosi scontri al Cairo, i sostenitori del deposto presidente egiziano, l'islamista Mohamed Morsi, non mollano nonostante la dura repressione delle proteste. Durante la notte sono state segnalati sporadici scontri un po' in tutto il Paese, compresa la citta' di Port Said, nel canale di Suez.

Dopo gli scontro avvenuti vicino alla moschea di al-Adawiya Rabaa, dove i lealisti di Morsi sono accampati da settimane, il ministro dell'Interno si e' impegnato a disperdere le proteste "rapidamente. Ma le violenze e l'altola' non sembrano intimorire quanti, un nucleo di diverse migliaia, ancora rimane nel s al. "Ci sono sentimenti di rabbia e angoscia , ma anche un sentimento molto forte di determinazione", ha detto Gehad el-Haddad, uno dei portavoce dei Fratelli Musulmani. "La gente e' estremamente decisa. Noi, se muoriamo, incontriamo il nostro creatore e lo abbiamo fatto per una giusta causa... O muoriamo oppure ce la fremo". Gli scontri di sabato sono stati i piu' violenti da quando il 3 luglio Morsi e' stato defenestrato dai militari a seguito delle imponenti manifestazioni contro il suo governo; e econdo il bilancio ufficiale diffuso nella notte dal ministero dalla Salute, al Cairo sabato sono state uccise 72 persone.

 





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