La Corea del Nord ha invitato tutte le ambasciate straniere a Pyongyang a prepararsi per l'eventuale evacuazione: l'ultima mossa del regime, unita al rilevamento di due missili a medio raggio gia' in rampa di lancio (e nascosti) sulla costa orientale, scuote ancora l'Estremo Oriente.

Il messaggio veicolato in mattinata alle rappresentanze diplomatiche, incluse Cina (l'alleato piu' stretto) e Cuba, si basa sulla considerazione che Pyongyang non potrebbe essere in grado di garantire la sicurezza dell'esercizio delle funzioni del personale dopo il 10 aprile in caso di conflitto. Che non sia finita qui, ne sono convinti anche gli Stati Uniti: non sarebbero "sorpresi" se la Corea del Nord effettuasse a breve altri test missilistici, ha detto oggi il portavoce della Casa Bianca Jay Carney. A Cuba, lo stesso ex 'lider maximo' Fidel Castro, in una delle sue 'riflessioni' pubblicate dal sito internet Cubadebate, si e' appellato al senso di responsabilita' chiedendo alla Corea del Nord di ''evitare una guerra'' che non produrrebbe ''alcun beneficio'' ai due Paesi della penisola coreana e ''causerebbe danni a oltre il 70% della popolazione del pianeta''. Le ragioni della scadenza non sono chiare: in settimana Pyongyang, bloccando i nuovi ingressi ai lavoratori sudcoreani alla zona industriale di Kaesong, ha chiesto alle 123 aziende di Seul presenti nel distretto a sviluppo congiunto l'elenco delle persone che avrebbero lasciato l'area proprio entro il 10 aprile. Gli italiani nella capitale nordcoreana ''sono meno di 10: siamo in stretto contatto con loro, cosi' come lo siamo stati nei giorni scorsi'', ha assicurato l'ambasciatore italiano a Seul, Sergio Mercuri, con credenziali a Pyongyang, secondo cui ''la loro incolumita' e' garantita''. ''Non risulta che le rappresentanze diplomatiche'' stiano evacuando, ha aggiunto Mercuri raggiunto telefonicamente, osservando che ''ci sono rapporti continui con le altre rappresentanze diplomatiche per seguire gli sviluppi del caso''. L'Italia e' presente da oltre 10 anni con la normalizzazione dei rapporti diplomatici promossa nel 2000 dal ministro degli Esteri Lamberto Dini a seguito di una visita a Pyongyang. I connazionali al momento nel Paese comunista sono soprattutto coinvolti nelle attivit… delle organizzazioni internazionali e dell'Onu, con scopi umanitari. Secondo quanto appreso dall'ANSA, il 'warning' di Pyongyang avrebbe una sua logica: nel momento in cui ''siamo un bersaglio, dobbiamo mettere in guardia tutti sui rischi connessi'', ha notato una autorevole fonte militare. ''Sui rischi di guerra, c'e' da ricordare - ha aggiunto - che gli oltre 7 milioni di riservisti non sono stati richiamati''. Il Foreign Office britannico ha definito dal canto suo l'evacuazione come ''retorica anti-Usa'', mentre Mosca (che con la Gran Bretagna ha ufficialmente commentato la mossa nordcoreana) e' in stretto contatto con la Cina, gli Usa, la Corea del Sud e gli altri membri del sestetto di mediatori sulla richiesta della Corea del Nord di valutare l'evacuazione dello staff delle ambasciate a Pyongyang, ha rilevato il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, ''preoccupato dalla tensione, anche se solo a parole''. Intanto, i missili a medio raggio, caricati su rampe mobili e nascosti sulla costa orientale, sono diventati due. ''All'inizio di questa settimana, il Nord ha spostato su un treno due missili Musudan'', ha affermato un alto funzionario militare citato dall'agenzia Yonhap. C'e' l'ipotesi di un lancio a sorpresa, ha aggiunto la fonte, confermando quanto detto ieri dal ministro della Difesa, Kim Kwan-jin, sull'incertezza relativa all'iniziativa: test o esercitazione militare. All'inizio della settimana, era emerso che la Corea del Nord aveva spostato sulla costa orientale un Musudan, vettore a media gittata fino a 3-4.000 km, spingendo gli Usa a piazzare sistemi anti-missile sull'isola di Guam. In risposta, la Corea del Sud ha reso operativi i due cacciatorpediniere Aegis, equipaggiati con sistemi radar di rilevazione e contrasto anti-balistici, per seguire piu' direttamente la situazione sia sul mar del Giappone sia sul mar Giallo.

 





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