Grande protagonista dell’interminabile consiglio comunale che è andato in scena a Santa Maria a Vico ieri sera, è stato senza tema di smentita il Presidente del Consiglio Giuseppe Nuzzo. E’ stata presentata una mozione di servizio in cui la minoranza “unita” stigmatizzava il suo comportamento, ritenuto non equo ed equidistante, come il suo ruolo impone durante l’assemblea consiliare. Dopo continui battibecchi e toni di voce accesi i gruppi di opposizione hanno chiesto una pausa, motivando la ‘mancanza di serenità necessaria’ per seguire i punti all’ordine del giorno; al rientro in aula hanno presentato la mozione. Il sindaco ha immediatamente risposto che avrebbero verificato il comportamento del presidente e tenuta in conto la mozione.  Dopo aver chiuso la questione riguardante la partecipazione della consorte del capogruppo di Città Domani al Servizio Civile, argomento che ha alimentato la curiosità di tante persone, il prosieguo del Consiglio doveva essere solo una formale presa d’atto della nomina del revisore dei conti, dell’adesione all’ambito per la gestione rifiuti ecc. e invece a fine consiglio è scoppiato il caso manifesti. Uno scaricabarile tra l’ex dirigente di settore, il segretario comunale Alessandro Verdicchio e il vicesindaco Pasquale Crisci sull’ordine di manifesti che non sembrano avere committenti, ma regolarmente affissi, e una fattura di poco più di mille euro da pagare. “Non si può assolutamente votare” ha tuonato Giancarlo Bernardo dai banchi dell’opposizione in assoluta sinergia con gli altri gruppi di minoranza. Il capogruppo di Ad Maiora, Pasquale Iadaresta, aveva chiesto di fare prima chiarezza sulla vicenda e poi riportarla al prossimo consiglio, ma dopo una serie di argomentazioni sull’opportunità di votarla al momento, il neo costituito gruppo ha votato parere favorevole ma solo dopo essere stati rassicurati dalle affermazioni del sindaco che si procederà a farà chiarezza. Consiglio a parte ci sembra che l’amministrazione Pirozzi sia in difficoltà, un gruppo che si dissocia pubblicamente dal resto della compagine su questioni che riguardano i colleghi, ad un passo dal votare contro un debito fuori bilancio e che avanza la precisa richiesta di chiarimenti è secondo noi il sintomo di un malessere che potrebbe diventare preludio di spaccature più profonde.

Antonio De Luca





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