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Sala gremita e parterre di alto profilo questa mattina all’Auditorium di Marano dove si è svolto il convegno "Il patrimonio delle mafie: dal sequestro dei beni alla gestione pubblica". All’evento hanno partecipato molti esponenti delle forze dell’ordine che sempre hanno un ruolo centrale nel processo di confisca dei beni alle varie organizzazioni criminali. Ad introdurre il dibattito è stato Andrea Caso, organizzatore e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta antimafia alla Camera, in forza ai pentastellati: “L’attività di sequestro e confisca di beni ai mafiosi sia come la terapia farmacologica aggressiva ma necessaria per debellare il male in un organismo. Dopo aver rimosso la fonte della malattia occorre fortificare l’organismo, irrobustirlo, per evitare che il male si riproponga con maggior virulenza. A questo è chiamato ognuno di noi nel rispetto delle proprie funzioni”.
Primo dei relatori a intervenire è stato Lucio Vasaturo, dirigente della DIA di Napoli: “La DIA nasce con una precisa funzione istituzionale che è contrastare il fenomeno mafioso in una visione prospettica e sistemica. Infatti, oltre alle attività tradizionali di contrasto, con attività di polizia giudiziaria, noi svolgiamo in forma coordinata attività di investigazione preventiva attinenti al fenomeno della criminalità organizzata, con particolare riferimento alle connotazioni strutturali, agli obiettivi e alle modalità operative dell’organizzazione. E’ bene ribadire che la camorra si è evoluta verso forme di sofisticata e raffinata modernità. Il fenomeno dell’infiltrazione nel tessuto economico ormai corrisponde sempre più a una necessità primaria delle organizzazioni. Non solo trovare forme di legale mimetizzazione ma anche di sondare e sfruttare sempre nuovi canali del circuito economico per reinvestire gli illeciti. Senza contare che queste strategie ormai richiedono sempre più una contiguità soggiacente o compiacente di ceti professionali, il cui qualificato apporto spesso consente di attuare le strategie criminali”.
Dopo l’ampia disamina del dott. Vasaturo sulle strutturazioni delle varie organizzazioni criminali e il loro modo di agire, è intervenuto Salvatore Carli che ha sottolineato l'impegno dell’associazione antimafia Antonino Caponnetto volto al contrasto dei fenomeni mafiosi e come la stessa abbia sempre sollecitato l'individuazione di processi legislativi volti a impedire sul nascere la creazione di patrimoni delle organizzazioni criminali.
Poi è stata la volta di Catello Maresca, procuratore antimafia a Napoli, noto per i successi ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata: “Fino a pochi anni fa c’era scarsa attenzione  e quella poca attenzione era volta più alla tutela di interessi particolari che alla risoluzione dei problemi. La legge del 1996 che storicamente sancisce il principio del riutilizzo per fini sociali dei beni confiscati, su sollecitazione dell’azione di 1milione di cittadini che avevano sottoscritto una petizione promossa dall’associazione Libera. Che riteneva, come si è poi dimostrato giusto, che il reimpiego di quei beni che venivano sottratti alla criminalità organizzata doveva passare anche attraverso una funzione sociale, cioè d’immagine del bene che viene recuperato e ridato alla collettività come simbolo di aggressione alle organizzazioni criminali e soprattutto della capacità dello Stato di rimettere nel circuito legale dei beni che vi erano stati illecitamente sottratti. Dal ’96 a oggi non c’è governo che non abbia messo mano alla normativa sul recupero e sulla gestione beni confiscati. Segno evidente del fatto che si tratta di una materia oltremodo complessa rispetto alla quale non ci sono delle soluzioni predefinite”. Ha poi fatto un passaggio sulla vendita ai privati dei beni confiscati, norma contenuta nel recente Decreto Sicurezza, che non deve essere un tabù perché se da un lato tra i rischi sollevati connessi alla messa in vendita c’è quello della riappropriazione da parte delle organizzazioni criminali dall’altro, sostiene Maresca, tra i requisiti minimi per partecipare all’acquisto c’è la presentazione del certificato antimafia. “Il problema non è la vendita tout court ma della vendita anticipata. Il vero nemico dei beni confiscati si chiama il tempo”, aggiunge, perché con siccome le procedure sono abbastanza lente succede quasi sempre che i beni confiscati, prima che arrivino alla possibilità di poter essere assegnati, vengono quasi sempre depredati e saccheggiati. Di conseguenza per riutilizzarli e riqualificarli diventa molto oneroso per qualsiasi ente o privato che sia e finiscono all’abbandono.
A fare da eco a Maresca su quest’ultimo punto, oltre a un articolato intervento sul complesso aspetto tecnico, è stato Bruno Frattasi, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, aggiungendo che in altri paesi europei, come la Francia, non è proprio presente la norma sull’assegnazione ma solo la vendita.
A seguire è intervenuto Vincenzo Viglione (in video), segretario della Commissione anticamorra in Regione Campania, che ha illustrato gli aspetti della legge regionale sui beni confiscati: “L’aggiornamento della norma regionale che riguarda il riutilizzo dei beni confiscati è la possibilità di dare ai Comuni un sostegno economico per la realizzazione delle attività di ristrutturazione. Era opportuno mettere a sistema del panorama legislativo della Regione Campania uno strumento che finalmente potesse dare delle risposte ai Comuni”.
A chiudere i lavori Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta antimafia al Senato. Durante il dibattito “E’ stato ricordato il codice antimafia, ricordate le tante e ottime leggi che costituiscono il corpus della normativa antimafia che è la migliore al mondo. E’ stato anche ricordato con saggezza che noi molto spesso dobbiamo anche mettere in esercizio gli apparati legislativi. E’ un modo lessicalmente garbato e raffinato per dire che in Italia le leggi ci sono e sono tante ma nessuno le applica perché molto spesso le funzioni di controllo non vengono esercitate da chi di dovere”.

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